Sono queste le due tecnologie che usiamo per trasformare dei polimeri termoplastici in articoli finiti.

Con lo stampaggio ad iniezione un polimero termoplastico, tramite apposite macchine (presse ad iniezione) viene portato allo stato fuso, dosato e poi spinto a pressione, iniettato appunto, dentro ad uno stampo dove il materiale raffredda e ritorna allo stato solido, assumendo la forma dell’oggetto desiderato. Il tutto avviene all’interno del sistema macchina-stampo senza contatti con l’esterno.

Letteralmente mille sono le variabili in gioco. Alcune riguardano la scelta del tipo di materia prima, il suo comportamento nell’arco delle temperature di lavoro oppure al contatto con agenti chimici e/o atmosferici o ancora le caratteristiche meccaniche del polimero. Altro fattore critico è la progettazione dello stampo. La sua composizione, la sua capacità produttiva e l’individuazione del giusto rapporto tra il suo costo e quello del pezzo finito.

Naturalmente poi, trattandosi di un processo industriale ove il minor tempo di realizzazione si traduce in vantaggio economico, il condizionamento dovrà essere ben studiato per permettere ai pezzi di raffreddarsi nel minor tempo possibile compatibilmente con l’esigenza di permettere al materiale di ritornare alla sua struttura originaria e quindi di ridurre al massimo le tensioni interne, evitando deformazioni e torsioni.

Per alcuni prodotti in plastica, caratterizzati dalla uniformità della sezione trasversale, la tecnologia di fabbricazione utilizzata è l’estrusione. Al contrario della produzione per stampaggio, che avviene per cicli, qui si lavora in continuo. Nell’estrusione la massa allo stato fuso viene fatta scorrere dentro una matrice che riprende la forma che dovrà avere il pezzo finito. Vi è poi una fase di calibrazione e di raffreddamento. Il profilo può anche essere trainato e subire dopo l’estrusione delle opportune sagomature. Anche in questa tecnologia le variabili sono tantissime e la parte più critica riguarda la ricerca del miglior equilibrio tra temperatura della massa fusa, velocità di uscita del materiale, fattura della matrice e suo raffreddamento, forza di traino ecc. ecc. un vero rompicapo. Per componenti quali quelli che noi produciamo, ossia i manici per i fusti, che sono applicati tramite una alimentazione meccanica in automatico, una perfetta stabilità dimensionale è condizione imprescindibile.

I termopolimeri che noi trattiamo sono tutti riciclabili, atossici al contatto e facilmente colorabili.